Leon Battista Alberti; Cosimo Bartoli [Editor]
L'Architettvra di Leonbatista Alberti: con la aggiunta de disegni — Florenz /​ Firenze, 1550

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flanza il bello Ingegno, la molta dottrinala accurata diligenzia , la
gran fatica,& il lungo ttudio di quello : & che chi vorrà fpogliato ai
tutto di pafsione giudicare il vero,conofcerà quella fui fatica no fola
niente ellere Hata Se bella Se vtile, ma neceliana ancora. Concioìia
che egli aperfe largamente quelli afeofi fegreti,che negli ofeun fcritti
di Vitruuio erano rinchiufi,& infegnò molte cofe,che egli andò con
fìderando,mifurando,& conietturado da gli antichi edihtn, grande-
méte neceffarie alla vita humana, lequali non lì ntrouando ne in Vi-
truuio ne in altri ancora, mi accefono di ardentifsimo delìderio di ca
uarle in luce;Et per madarie fuori quanto piu poteuo corrette, andai
raccogliédo quanto piu diuerlì tetti poteuo,Se nn fono ingegnato par
te feruedomi di efsi,parte accordando il Tetto con il Tetto tteflo,le
códo che dalla intétione,o daglifcntti dello Autore ho faputo,o po
tuto cóietturare,di correggere quelli errori, che nó pochi li ntroua-
uano ne Tetti Latini; anzi tanti,& di tanta importazache piu volte
mi haueuano quali che sbigottito, Se fattomi ritirare dalla imprefa,
fe nó che pur finalméte confortato da la buona memoria di IVf Lran
cefco campana,mi mefsi a darli fìne,aggiugnédoci in difegno le Pian
te,i Proffili,& le Faccie de varii edifitn delcritti da lo Autore, parte
difegoati come egli Hello apunto gli defenue ; parte ancora come a
me è parlo che egli ne habbia voluti deferiuere alcuni che nò era pof
libile di metterli mediate i fuoi fentti cosiapieno in difegno: dei che
potrei forfè da alcuni ettere bialìmato, coli come mi pomano anco-
ra danai e dello ettermi meflo,quafi troppo animofo a tradurre vno
Autore,che nó folo è difficile mediante la materia, di che egli tratta,
ma mediate , i nomi nó pur’ latini antichi Se approuati,ma nuoui Se
da lui Hello comporti. Nondimeno io pur mi perfuado anzi tego per
certo, che quelli miei ftudii non folo lì libereranno da vn’ tale biafì-
mo,ma che fenza troppo imore potranno comparire infra gli altri,
nei cpnfpetto di ciafcuno,difelì folamente dalla ombra di. V. E. La
quale lara contéta di accettarli non come Dono conueniente alle re
gali doti dello animo fuo,ma comepofsibili al baffo potere Se al po -
co faper’mio che ad rmmitatione di quefGreco,che prefentàdo Gefa
re Augutt o ditte facra Maiertà quello mio prefente nó è fecondo la
granfortuna,& le molte qualità tue,ma è iecondo il poteremo, che
fe piu hauefsi,piu ti darei,Ne fò dono a V. E. pregadola folamcte che
infra le lue tante grandezze, fe la domanda nó e però troppo altiera
alcuna volta li ricordi di me, come di fuo fedelifsimo fèruidore.
V. V, lllnjìrifiim Eccellentifìma Signoria.
Humilifimo & denotiamo fèruidorz^j.

Ctfrno “Emboli
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