Leon Battista Alberti; Cosimo Bartoli [Editor]
L'Architettvra di Leonbatista Alberti: con la aggiunta de disegni — Florenz /​ Firenze, 1550

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DELLA ARC'HITETTVRA

opere generalmente; notato dapersc ciafcun’genere delle cofe*
che dire fi debbono . Hora ci rerta a trattare dell’opera,
del muramento deili edifitii, Ma tratteremo
prima della Materia,& di quelle cole,eh?
bifogna apparecchiare per
la Materia.

IO

I condotti iì

ni,còfideratifsimamete vi pofero vn piano,accio che chi era flracco,o debo
le per la fatica del lalire,hauefie alquanto di inframmeffo da ripolarle. Et fe
per forte aueniffe già mai che nel falire cadeile qualcuno, haueile lp^tio doue
fermare la foga della caduta,& fi porcile rattenere & rihauerfi.Et io lodo gra
demente che le fcale fieno fpefio interrotte da loro pianerottoli, à che le fie-
no alluminate,& fecondo la degmta dei luogo ampie, & fpatiole . Ma i gradi
delle fcale non vlarono ne piu grolsi d un cjuarto di braccio ne piu lottili che
vno fedo, & le lor larghezze no voleuano che fuffero manco di vno piede &
mezo,ne piu d’un braccio. C^uato niaco fcale larano in vno editino, & quan
to manco fpatio di elfo occuperanno,tanto faranno piu commode . Gli eliti
de fumi,& delle acque,bifogna che fieno efpediti & in modo condotti, che e’
non vi fi multiplichino dentro,non macchino, non offendino,& non arrechi-
no pericolo al o ediiìtio . Di qui bifogna collocare le gole de cammini lonta-
ne da ogni forte di legnami, accio non s’accendellero, o per alcuna fcintilla,o
per.infiammationede traui, o i correnti che gli fulfero appreffo .
delle acque,che debboii’ correre, bifogna conducerli ancora talmente,che e’
fi mandino via le Superfluità, & nello andartene,ne rodendo, ne macchiando
non faccino Iefione alcuna allo edificio . Imperoche fe alcuna di quelle cofe
nocelle,ancora che ella nuoca pochifsimo, auiene che con lunghezza di tem
po, & continouationc del far' danno, fa poi nocumento grandissimo ; & ho
confiderato che i buoni Architettori hanno ofiferuato nel c5durre querte ac-
queti farle cadere con doccie che fportino infuora,in lato che chi entra nel-
lo edifitio,non fi bagni. O le raccolfono talmente ne cortili,o ne codotti,che
ragunate nelle citerne,fene feruiuano a loro bifognho vero le raccoglicuano,
& mandauanle a verfarfi in alcun’luogo,doue le lauaffero le immonditie ; ac- »?
ciò che gli occhi & i nafi de gli huomini nò ne fufsino offefi. Et me parlo che
fopra tutto auertilìero, di difeoftare Si rimuouere dallo ediiìtio ogni acqua
piouana,fi per altri conti, fi ancora perche il piano dello ediiìtio non fi innu-
midiile, & mi pare che egli auertilìero di lafciare i vani in luoghi accommo-
datifsimi, donde facellero allo ediiìtio commodità maggiori. Et a me piace 50
grandemente che i pozzi li ponghino nella piu publica & larga parte della ca
fa,purché vi fieno porti a ragione,con degni lpatii, & che non occupino il tut
to . Et i naturali affermano che le acque allo feoperto fono piu fincere Si piu
purgate . Ma in qualunche parte dello ediiìtio fieno, o pozzi affondi,o fogne
lartricate, o donde habbino a gittarfi acque, o humiditati, quiui bifogna che j?
fieno i vani fatti in tal modo, che vi parti grande abondanza d’aria,accio che
le humide efalationi,fi cauino fuora del pauimento, & purghinfi per il paffare
de Venti,& per il ripercotimento dell aria.Habbiamo a bartanza infin qui
raccolto infieme i dilegni delli edifitii, che pare che li appartéghino alle

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