Vignola, Giacomo Barozzi; Amati, Carlo [Hrsg.]
Gli Ordini di architettura del Barozzi da Vignola — Milano, 1805

Seite: 15
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VITA DI GIACOMO BAROZZI

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DA VIGNOLA.

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temente Barozzi nativo deir antichissima città (li Milano, e di una delle di lei nobili
famiglie, nel vedersi costretto ad abbandonare la patria fer le civili discordie che in essa
regnavano, ed allatto spogliato delle paterne sostanze, si risolvè di fare la propria dimora in
Yignola, terra non ignobile nel Modonese. Accasatosi ivi pertanto colla lìglia d’un primario
Ufficiale di nazione Tedesca il dì primo Ottobre dell’anno i5c>7 , produsse in detta terra il
primo frutto del suo avventuroso Imeneo, il quale nel sacro fonte battesimale sortì il nome
di Giacomo. Una tale contentezza compensò in parte le infelici angustie, in cui ritrovavansi
i pazienti Conjugi; e la nobile indole dei bambino prometteva loro un sicuro riparo a quelle
indigenze, che veramente con animo grande e nobile ambedue eroicamente tolleravano. Tutta
la loro cura fu di dare al loro primo nato un’ottima educazione, corrispondente alla loro
nascita ed alla incorrotta religione che professavano. Ma il buon genitore morì mentre Gia-
como era ancora nei piu teneri anni di sua fanciullezza. Per quanto potè la sconsolata di lui
Genitrice, contribuir volle a 11’avanzamento nella virtù dell’orfano suo figliuolo, conoscendo
in esso fino dalia più tenera età un animo ardentissimo, un ingegno vivace, e suscettibile
delle più astruse cognizioni. Gl’ ingegnosi, benché rozzi tratti e delineamenti che dal mede-
simo venivano fatti, davano perfettamente a divedere di qual indole fòsse dotato il giovanetto.
Fu stabilito d’inviarlo a Bologna per istruirlo nel disegno, quindi nella pittura, giacché pa-
reva nato per detti esercizj. Accorgendosi Giacomo di non farvi quell' avanzamento eh’ei
bramava, per avere speso quasi tutto il tempo in disegnar linee: esercizio a cui si sentiva
maggiormente inclinato: tutto si applicò allo studio dell’Architettura e della Prospettiva.
Quivi sprovveduto d’ogni indirizzo, da per se solo vi riuscì con tanta eccellenza e maestria,
che colla vivacità del suo ingegno ritrovò in primo luogo alcune regole facilissime per la pro-
spettiva, colle quali si può con tutta agevolezza e con poca pratica, ridurre in disegno qual-
sivoglia cosa, per difficile ch’ella sia: invenzione per vero degna del suo talento, ed alla quale
niun altro pervenne prima di lui.
Acquistatosi il nome di valent’ uomo in tale scienza, trovò l’occasione in Bologna di farsi cono-
scere per quello ch’egli era, e di farvi molte cose di pregio, che ben presto contribuirono a’ proprj
avanzamenti. Oltre modo furono stimati i disegni da esso fatti per Messer Francesco Guic-
ciardini, il quale essendo in tal tempo Governatore di Bologna, li mandò a Firenze per farli
lavorare di Tarsia da eccellenti Artefici. L’assidua applicazione sui precetti lasciatici da \ i-
truvio Pollione, sembrò al Barozzi uno studio poco giovevole, s’egli non si portava a Roma
per esaminare e misurare colle proprie mani quei preziosi monumenti d’antichità. Un tale
impulso obbligollo ad abbandonare Bologna, dove erasi di già accasato, considerandola perciò
come propria patria, e di fissare la sua dimora in Roma, come realmente eseguì. Ma perchè
faceva di mestieri procurare quivi il vivere per se e per la propria famiglia, dette di bel
nuovo mano alla tavolozza ed a’ pennelli, senza punto perder di mira l’Architettura, la quale
era l’unico suo scopo. Essendo stata istituita in tal tempo in Roma da’ nobili personaggi, e
virtuosi soggetti un’Accademia d’Architettura, della quale i primarj promotori furono Monsi-
gnor Marcello Cervini (che indi nel 1555 fu creato Pontefice sotto il nome di Marcello II.),
Monsignor Maffei, ed Alessandro Manzuoli, lasciò il Barozzi di bel nuovo la pittura, e tutt’
altro, e ri voi tossi intieramente all’ Architettura ; misurò e delineo per servigio de’sopraindicati
soggetti tutte le antichità di Roma, ove riuscì con somma loro soddisfazione, e comune ap-

DO

plauso.
Circa l’anno i537 partì Giacomo da Roma in compagnia dell’Abbate Primaticcio eccellente
pittor Bolognese, il quale seco lo condusse in Francia. Presentollo al cristianissimo Francesco I.,
al di cui servizio esso in qualità di primario professore di pittura era addetto; ed i molti di-
segni de’ rari monumenti antichi di sua inano delineati, lo fecero bastantemente conoscere
ad un tal Monarca. Voleva esso fare innalzare un palazzo e luogo di delizie di vastità e ma-
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