Vignola, Giacomo Barozzi; Amati, Carlo [Editor]
Gli Ordini di architettura del Barozzi da Vignola — Milano, 1805

Page: 19
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P R E F AZIONE
MESSER JACOPO BAROZZI
DETTO IL VIGNOLA.

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a qual cagione io mi sia mosso a fare quest’operetta, e qual di poi la si sia al pubblico
servizio di chi in ciò si diletta donarla, per più chiara intelligenza di essa intendo narrarvi.
Avendo io per tanti anni in diverse parti esercitato quest’arte d’Architettura, mi è piaciuto
di continuo intorno questa pratica degli ornamenti, vedere il parere di quanti scrittori ho
potuto, e quelli comparandoli tra loro stessi, e con le opere antiche, quali si veggono in es-
sere., vedere di trarne una regola, nella quale io mi acquietassi con la sicurezza, che ad ogni
giudizioso di simil arte, dovesse in tutto, ovvero in gran parte piacere; e questa solo per ser-
virmene nelle mie occorrenze, senza aver posto in essa altra mira; e per far questo lasciando
da parte molte cose de’ scrittori ; dove nascono differenze fra loro non piccole , per potermi
appoggiare con fermezza maggiore , mi son proposto innanzi quegli ornamenti antichi del Li
cinque ordini, quali nelle anticaglie di Roma si vedono, e questi tutti insieme considerando,
e con diligenti misure esaminandoli, I10 trovato quelli, che al giudizio comune appajono più
belli, e con piu grazia si appresentano agli occhi nostri ; questi ancora avere certa corrispon-
denza e proporzione di numeri insieme meno intrigata, anzi ciascun minimo membro, misu-
rare li maggiori in tante lor parti appunto. Laonde considerando più a dentro, quanto ogni
nostro senso si compiaccia in questa proporzione, e le cose spiacevoli esser fuori di quella,
come ben provano i Musici nella loro scienza sensatamente , ho preso questa fatica più anni
sono di ridurre sotto una breve regola, facile e spedita da potersene valere, li cinque Ordini
d’Architettura detti, ed il modo in che ciò fare ho tenuto, è stato tale. Volendo mettere in
questa regola, per modo d’esempio 1’ Ordine Dorico, ho considerato quel del Teatro di Mar-
cello essere fra tutti gli altri da ogni uomo più lodato ; questo dunque ho preso per fondamento
della regola di detto Ordine Dorico, sopra il quale avendo terminato le parti principali, se
qualche minimo membro non avrà così obbedito interamente alle proporzioni de’ numeri, (il
che avviene bene spesso dall’opera de' Scarpelli ni, o per altri accidenti, che in queste minuzie
possono assai) questo 1’avrò accomodato nella mia regola, non discostandomi in cosa alcuna di
momento, ma bene accompagnando questo poco di licenza con l’autorità degli altri Dorici,
che pure sono tenuti belli; da’ quali ne ho tolto 1’ altre minime parti, quando mi e conve-
nuto supplire a questo; a tal che non come Zeusi delle Vergini Crotoniati, ma come ha por-
tato il mio giudizio, ho fatto questa scelta da tutti gli Ordini, cavandoli puramente dagli An-
tichi tutti insieme, nò ci mescolando cosa di mio, se non la distribuzione delle proporzioni,
fondata in numeri semplici, senza avere a fare con braccia, nè piedi, nè palmi di qualsivoglia
luogo, ma solo da una misura arbitraria, detta modulo, divisa in quelle parti, che ad ordi-
ne per ordine al suo luogo si potrà vedere, e data tal facilità a questa parte d Architettura
altrimenti difficile, che ogni mediocre ingegno, purché abbia alquanto di gusto dell’Arte,
potrà in un’ occhiata sola, senza gran fastidio di leggere, comprendere il tutto, ed opportu-
namente servirsene. E perchè io non penso in questo luogo di voler occorrere a quelle obie-
zioni, che da qualcuno so che saranno proposte, non essendo questo mio intento, anzi lascian-
done il carico all’opera istessa , che col piacere a piu giudiziosi, faccia anco che rispondano
per me contro gli altri, dico solamente, che se qualcuno giudicasse questa fatica vana con
dire che non si può dare fermezza alcuna di regola, attesoché secondo il parere di tutti, o
massiine di Vitruvio molte volte convien crescere, o scemare delle proporzioni de membri
degli ornamenti, per supplire con l’arte dove la vista nostra per qualche accidente venga in-
gannata; a questi in tal caso rispondo, esser in ogni modo necessario sapere quanto si vuole,
che appaja all’occhio nostro, il che sarà sempre la regola ferma, ch'altri s'avrà proposta di
osservare.
Il mio intento è stato solamente di essere inteso da quelli, che abbiano qualche introduzio-
ne nell’arte; e perciò li nomi particolari di ciaschedun membro saranno a suo luogo notati,
ed in quel modo che a Roma vengono volgarmente nominati. Avvertendo solamente, che li
nomi di que’ membri, i quali sono comuni a più Ordini, dopo che saranno notati una sol
volta nel primo Ordine che occorrerà, non se ne farà più menzione negli altri.



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