Vignola, Giacomo Barozzi; Amati, Carlo [Editor]
Gli Ordini di architettura del Barozzi da Vignola — Milano, 1805

Page: 26
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DEI CINQUE ORDINI

i

di chiamarlo Dorico. Gli Olimp] ne fabbricarono uno consimile in onore di Giove nella città
Olimpia; e gli abitanti di Deio un altro ne innalzarono in onore di Apollo, in cui invece di
Triglifi vi erano delle Cetere. \ itruvio nella prelazione del suo libro 7.0 riferisce esservi stati
molti tempj di quest’ordine. Quello che arreca maggior piegio al Dorico è, che ha data Ia
prima idea dell'Architettura regolare, e che tutte le sue parti sono fondate su la proporzione
naturale de’ corpi solidi. Fin dal principio le case essendo state fabbricate di legno, 1’Archi-
tettura si regolò, riguardo alla pietra ed al marmo, su di questa materia. Gli esempj
considerabili che ci restano de’ Romani, i quali lo hanno messo in opera con qualche rego-
larità, fanno bastantemente conoscere qual capitale facevano essi di quest’ordine, quan-
tunque traesse la sua origine dalla Grecia . Quest’ ordine è il più difficile di tutti ad
eseguirsi; perchè essendo i suoi inlercolunnj determinati dagli spazj delle metope e de’ tri-
glifi, non possono le colonne essere spaziate secondo le cinque maniere di Vitruvio . Nell*
accoppiamento poi delle colonne è dove quest’ordine incontra i maggiori ostacoli, e con
difficoltà vi si possono evitare. Uno di questi difetti si è o di non far quadrate le me-
tope, o di cocnpenetrar le basi ed i capitelli. Un’altra gran difficoltà incontra quest’ordine
ne’ piani tagliati, ne’ risalti e negli angoli ottusi, dove i triglifi si piegano contro ogni re-
gola di solidità apparente. 11 Teatro di Marcello è il più antico ed il più regolare; la distri-
buzione delle metope e de’ triglifi ivi è giusta. L'Anfiteatro Vespasiano, detto volgarmente il
Colosseo, non ha metope nè triglifi, ma serba le proporzioni Doriche. Quel restante che an-
cora rimane della Biblioteca pubblica sotto l’abitazione del Senatore a piè del Campidoglio;
un Cornicione nelle terme Diocleziane portato dalle Chambray; un Cornicione in Albano,
che è uno de’ più belli antichi, ben ce ne comprovano la loro leggiadra stabilità. Il Dorico
del cortile del palazzo Farnese eseguito da Michelangelo Buonaroti è eziandio molto regolare;
come altresì è esattamente distribuito, e solidamente edificato quello della Procuratia nuova
della piazza S. Marco a \ enezia del Sansuino, come anco quello della libreria pubblica verso
la piazzetta dello stesso autore; e quello della Basilica di Vicenza del Palladio; e finalmente
quello del tempietto di S. Pietro in Molitorio di Bramante Lazzari da Urbino.
T A V O L A X.
Del Piedestallo dorico.
5? Ti piedestallo Dorico deve essere moduli cinque ed un terzo in altezza: l’imposta dell’
5, arco moduli uno, ed i suoi particolari membri devono esser partiti come stanno notati per

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numeri.


Deve avere il piedestallo moduli cinque ed un terzo di altezza giusta quel tanto che tratta
il Vignola; lo divide parimente in tre parti, quali sono il basamento, il dado e la cimasa. Al
basamento assegna parti dieci di altezza, e di aggetto parti quattro e mezzo, adornandolo di
un zoccolo, di un plinto, di una gola dritta supina, di un tondino e di un listello. Al dado
attribuisce moduli quattro di altezza, e lo fa liscio. Alla cimasa dà mezzo modulo d’altezza,
ed altrettanto di aggetto, adornandola di cinque membri, quali sono una gola rovescia, la
corona, ossia gocciolatojo, un listello, un mezzo ovolo, ed un pianetto. Alla base dà di altezza
un modulo, e di aggetto cinque parti, che viene ad essere poco meno della quinta parte del
diametro della colonna; dandole per ornamento un plinto, un toro, un tondino, e l’imoscapo
della colonna. Assegna al fusto della colonna predetta venti canali, ossia scanalature, come
vedesi segnato nella pianta C; indicando due diverse regole: quella segnata con lettera A
dimostra che si deve fare un semicircolo, e nel mezzo di esso fissare il plinto, per tirare
quella porzione di cerchio, come viene dimostrato. L’altra si è, che facendo un triangolo
equilatero: fissato il punto dove forma l’angolo, si deve tirare l’arco del triangolo equilatero,
come si dimostra nella figura segnata B. All’imposta dell’arco segnata 1) assegna un modulo
di altezza, e quattro parti di aggetto; adornandola di due iascie, di un listello, d’un tondino,
dun ovolo, e di un pianetto; e dà l’i stesso ornamento all’archivolto. Le misure delle altezze*
ed aggetti sono inarcati per maggior chiarezza nei profili, come vedesi nella predetta Ta-
vola X.
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