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Vignola, Giacomo Barozzi; Amati, Carlo [Editor]
Gli Ordini di architettura del Barozzi da Vignola — Milano, 1805

Page: 16
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VITA DI GIACOMO BAROZZI

gnificenza degna del generoso animo suo, o che mai per 1’addietro da niun altro Sovrano ne
fosse stato edificato un simile. Gliene ordinò i disegni ed il modello, i quali poi non furono
del tutto posti in esecuzione, a motivo delle guerre intestine che incorsero in quei tempi,
crudelmente travagliando la misera cristianità. Tuttavia si applicò in eseguire altri disegni di
fabbriche, che furono posti in opera, ed in ispecie i disegni e contorni di prospettiva, ove do-
veano essere dipinte diverse istorie dall’eccellente pennello del sopralodato Primaticcio in Fon-
tanablò, come in effetto avvenne. Colla di lui opera furono fatte gettare di metallo molte
statue antiche, le quali erano state formate in Roma per ordine suo. Costretto il Re a rivol-
gere le sue maggiori mire a più rilevanti affari, fu d’uopo tralasciare imperfette Je comin-
ciate imprese; onde Giacomo se ne ritornò a Bologna chiamato dal Conte Filippo Pepoli pre-
sidente di S. Petronio. Ivi fu incaricato della cura di quella fabbrica, occupandosi intorno a5
disegni fino all’anno i55o. Attese le insorte cavillazoni de’ suoi invidiosi competitori, più ol-
tre non si estese; onde essendo stati chiamati in Bologna il celebre Giulio Romano, e Cristo-
foro Lombardi allora Architetto del Duomo di Milano, a dare il loro giudizio circa gli infi-
niti disegni de’ professori concorrenti, furono approvati di comune consenso quelli del Barozzi,
e con pubblica scrittura dichiarati i più eccellenti. Non istette il Barozzi tuttavia in tal
tempo ozioso. Innalzò a Minerbio con grande magnificenza un palazzo per il Conte Alemano
Isolani . Nella Città di Bologna edificò la casa di Achille Bocchi, quantunque d’un gusto
inastino, seguitando in ciò l’ostinato umore del padrone, che così la volle. Nel portico, e
facciata de’ Banchi impiegò tutto il suo sapere, e volle in tale occasione far mostra della pro-
pria abilità, accordando con tanta grazia la parte nuova con la vecchia. Ma l’opera più van-
taggiosa per Bologna, e più degna del suo nome, fu il canale del Naviglio, compito, e con»
dotto con immensa fatica fino alla Città, dalla quale prima era distante per tre miglia.
Ritornato per la seconda volta il Barozzi a Roma, fu presentato da Giorgio Vasari a Giulio
III. poco fa assunto al soglio Pontificio. Questo Papa, che già P avea conosciuto a Bologna
quando vi fu Legato, lo dichiarò subito suo Architetto, e ad esso diede la direzione dell’ac-
qua di Trevi; ed ordinogli la fabbrica del palazzo, e della sua villa situata fuori di porta
del Popolo, denominata comunemente Papa Giulio, la quale altresì adornò di vaglie fontane, e
dilettevoli scherzi d’acqua, che rimase poi terminata in un colla vita dei riferito Pontefice. Poco
lontano della predetta villa su la strada Flaminia costrusse un grazioso Tempietto sul gusto
antico, volgarmente chiamato di 8. Andrea a Ponte Molle (*). Ridusse nella miglior forma
che gli fu possibile per li signori de’ Monti quel palazzo in Campo Marzo, che poi passò al
Gran Duca di Toscana, comunemente nominato il palazzo di Firenze, nel di cui cortile am-
mirasi la graziosa facciatina di prospetto ivi eretta . Per i medesimi signori Monti diede in
appresso principio ad un palazzo dirimpetto a quello della famiglia Borghese, essendo rimasto
imperfetto, e poco più in su de’ fondamenti.
Il Cardinale Alessandro Farnese, il quale nudriva per il Barozzi un grande affetto, ed una
particolare stima, gli fece innalzare nel palazzo Farnese quella parte, ov5 esiste la Galleria di-
pinta dai Caracci. D’ordine del medesimo Cardinale, il quale era altresì Vice Cancelliere di
Santa Chiesa, inventò la bellissima porta Dorica del palazzo della Cancelleria, che non si
eseguì; in fronte alla contigua Chiesa de’ SS. Lorenzo e Damaso v’innalzò l’altra mirabil
porta, la quale ancora a’ dì d’oggi fa ivi una graziosa comparsa. Finalmente agli orti Far-
nesiani in Campo Vaccino innalzò il bene inteso portone rustico ornato di un attico al di
sopra con cariatidi troppo alti, e con frontune spezzato; quest’attico è d’un costume troppo
diverso per credersi del Vignola. Se il Barozzi corrispose alle intenzioni particolari di tal
Porporato in eseguire con la maggiore accuratezza, e particolar maestria le sopraccennate in-
combenze, la principale tuttavia fu il palazzo di Caprarola , così bene adattato al sito, in
cui edificollo, che con giusto pregio gli produsse quell’alta stima, che se gli competeva, per
averne meditata una così nobile idea, e con tutto lo sforzo del vivace suo intendimento ese-
guita. Risiede questo edilìzio in un luogo solitario e montuoso, distante da Roma circa trenta
miglia dalla parte di Viterbo, e situato resta nel dorso d’un colle da scogli e dirupi attor-
niato; e formando in una specie di gola un dilettevole Anfiteatro, ne appaga con grazioso

(*) V. la descrizione di questo Tempietto nelle Memorie degli Architetti di Francesco Milizia a F. 24. T. IL
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